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Le opere di feeelA sono visioni. Visioni chiare nei momenti onirici dell'ispirazione...Questi corpi liquidi,questo guardare come se ci fosse qualcosa che emette calore tra gli occhi e l'immagine è la materia umana che si fa fumo.
Quest’ artista ci mostra che la vista e solo un compromesso tra le varie sensibilità che ci compongono e che se guardassimo la realtà senza passarla nel filtro della consapevolezza - di ciò che conosciamo e diamo per assunto -  probabilmente sarebbe così.

Roberto Romano
C.i.b.o.
 

 

Qual è il colore e la forma delle emozioni? Ce lo mostra feeelA (Alessia Carli) con la sua pittura vivacemente espressionista. Tutto si sviluppa a partire dalla donna, più vicina per intima essenza alla terra. Dalla prima serie (“Pelle d'albero”) in cui trovano posto alberi-donna, boccioli in erba di femminilità, stilizzate e colorate mandragole (Eva del mondo. Il melograno) che ricordano le statue colonna gotiche, la pittura di feeelA si evolve verso un'ulteriore astrazione di significato e di forma. Donne esili, dagli arti allungati danno vita a favole illustrate di metamorfosi evocando Dafne a testa in giù e il significato della carta dell'appeso nei tarocchi. I piedi sospesi vivono d'aria, mentre la testa si riempie dei pensieri ancestrali della madre terra. Dall'inversione di prospettiva, dall'abbandono degli abituali schemi mentali, si approda ad una nuova conoscenza di sé. Le donne di feeelA non “fanno”, non compiono azioni, ma “sono”, si palesano uniche ed irripetibili nella manifestazione materica della propria individualità ed interiorità. Sospese nel colore, proiezione delle emozioni interiori, le figure dialogano con lo sfondo traendone forza e complemento. Il disagio mentale, che si accompagna ad una eccessiva consapevolezza e conoscenza di sé e del mondo – come nella “follia” di Amleto-, fanno virare la gamma cromatica verso i toni più cupi, viola, nero e rossi di sangue (Foglie di follia; Mangiasole; Segreti). Le forme mutano, in dialogo con la natura con una armonica alterazione di proporzioni che ricorda gli esiti dell'art nouveau. Dee madri, dalle forme arrotondate, il ventre leggermente rigonfio, le gambe spesso divaricate, cercano di conoscere il mondo con arti allungati e tesi per accogliere ed essere accolte, ponte materico tra sé e l'altro, quasi come un rizoma. Ecco allora che la tela rivela i suoi limiti. Il suo spazio è incapace di contenere la singola individualità che, consapevole, si ribella alle briglie della cornice per entrare nel mondo. Non sono ritratti di donne le opere di feeelA ma “fotografie” di possibilità, perché vivere le proprie emozioni ed incontrare l'altro è sempre una scelta. Questi ibridi uomo-pianta e uomo-animale ricordano anche le raffigurazioni scultoree e pittoriche post-paleolitiche, richiamate anche dal “logo” dell'artista. La matrice arcaica della pittura di feeelA appare ancora più evidente nella serie Sezioni, dove la circolarità dei colorati anelli degli alberi accompagna rituali di vita con danze di mutanti/esseri primigenii e mantra di parole.

 

Chiara Girardi

 

GLI ALBERI DI ALESSIA CARLI

 

 

“Come io ebbi a notare, quelle piante sono la dimora dei geni,

quali trovansi anche in boschi di altre regioni. […]

Credo che in ogni tronco sia un genio,

che di raro ne sorte in forma di animale o di uomo”.

Dino Buzzati Il segreto del bosco vecchio

 

Gli alberi dipinti da Alessia Carli rappresentano un arcaico specchio della realtà umana. Nelle tessiture pittoriche dell’artista è possibile scorgere dei modelli archetipici nei quali si riflettono i contenuti profondi della coscienza; d’altronde la rappresentazione del bosco e degli alberi è sovente una sorta di viaggio arcano dentro noi stessi.

 

L’uomo, a partire dalla più remota antichità, ha sempre caricato l’albero di forti valenze simboliche e sacrali. L’albero è simbolo cosmico per gli induisti, rappresenta l’asse della terra e il collegamento fra il regno dei defunti e quello degli dei, ha radici ben salde all’interno della terra ma allo stesso tempo si eleva con le sue fronde nel cielo alla stregua delle colonne delle cattedrali gotiche cristiane che altro non sono che enormi fusti d’albero con la chioma rappresentata dal capitello fogliato.

La tradizione ebraico-cristiana, nel libro della Genesi, ricorda ancora come nell’Eden Dio avesse piantato ogni sorta di albero “piacevole a vedersi e buono a mangiare, e l’Albero della vita in mezzo al giardino, e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male” (Genesi II,9).

In numerosi miti del passato l'elemento arboreo è protagonista: nel mito di Osiride, dio lunare e della vegetazione, l'albero è componente di resurrezione dalla morte, ha il compito di riportare in vita il defunto. Per questo Osiride simboleggiava l’alternarsi delle stagioni, il risveglio, la rinascita.

 

L’albero così, per via del suo stagionale inaridire e rifiorire, del suo ciclico rinnovarsi e rinvigorirsi, è per l’uomo simbolo (mai totalmente femminile o maschile) legato alla fertilità. Si pensi ancora in questo senso al mito greco della Nascita di Adone dal grembo di Smyrna tramutata in albero dalla resina fragrante, la mirra. Adone nasce dall’albero-donna prefigurando il successivo mito di morte e resurrezione rappresentato dallo stesso Adone morente che con il proprio sangue feconda la terra risorgendo ogni primavera analogamente alla vegetazione. Nel poema mitologico nordico Edda incontriamo il Frassino Universale Yggdrasil, anch’esso simbolo di fertilità, al quale rimase appeso per nove giorni e nove notti Odino giungendo alla conoscenza.

I concetti di vitalità e fertilità sono aspetti lampanti negli alberi antropomorfi (o meglio ginomorfi) dipinti da Alessia Carli, veri e propri spiriti femminili, impregnati di sensualità e principio materno, legati alla rigenerazione, alla procreazione; nell’opera Il caco (olio su tela 80x40) sono presenti i frutti appesi all’albero come dei fanciulli protetti e nutriti dalla madre.

 

Alessia Carli dipinge alberi fiabeschi, quasi mitologici e per questo eterni, viventi nell’assoluto, al di là di un tempo misurabile. Fagus sylvatica (olio su tela) è uno spirito addormentato in un eternità senza tempo, quasi incurante della fugace esistenza dell’uomo. I rami-braccia rivolti verso il cielo richiamano alla mente le parole del poeta persiano Rumi (1207-73), il quale scrive nel suo Poema Spirituale che gli alberi sono “come gli abitanti del seno della terra: dal seno della terra levano invocatrici le mani! Cento segni essi fanno agli uomini, molte cose fanno capire ai dotati d’orecchi: con la loro verde lingua e le lunghe braccia invocanti narrano i segreti del seno della terra!”. Anche l’opera Le pergole (olio su tela 70x100) dà il senso di un tempo assoluto, un tempo che va al di là dell’esistenza del singolo ma abbraccia i secoli; le viti dormienti incarnano geni femminili fluttuanti all’interno di uno spazio astratto e non misurabile.

 

Il quadro intitolato Eu como um Freixo (Io come un frassino – olio su tela 60x100) presenta un autoritratto “silvestre” nel quale è chiaro l’amore di Alessia Carli per la natura e per le atmosfere proprie della tradizione nordica. A proposito di quest’opera la stessa artista scrive che “il frassino tiene scettri tra le mani; è una donna, una sciamana, una curatrice, una stregona buona. Un po’ si nasconde, ma quando la cerchi ti si rivela con amore…senza riserve, offrendoti la sua parte più vulnerabile quasi a dirti <<mi fido di te>> ma lo fa con forza, tenendo il suo potere saldo nelle mani. Emana, va in alto con gioia. Se potesse sradicarsi e camminare credo lo farebbe saltellando. I druidi ricavavano dai frassini bacchette magiche; mio padre da bambino ne costruiva zufoli”.

 

Marcello Nebl

 

 

CROMOEMOZIONI:IL GIALLO

Tra i commenti dei visitatori colpisce quello di Luigi Penasa «Finalmente il coraggio del colore». Comincia qui la nostra originale esperienza di cromoterapia, attirati dal titolo della mostra allo Studio d'Arte Andromeda Il Giallo. Cromoemozioni. [...] Alessia Carli (Trento, 1976) mette in scena corpi, donne viste al contrario, immobilizzate con la testa in giù, che poi rigira per farle mutare (The wishing well, 2007) e farle stringere in un abbraccio di schiena (Dischiena, 2007). Mentre l'attesa di qualcosa o qualcuno si colora di giallo, le emozioni prolungano i nostri arti, ci trasformano in figure mitologiche, donne con le corna o la coda (I lost my head bu I grew a tail, 2007), dalle mani in procinto di diventare radici o rami in questi quadri sottosopra che ci costringono anche a ripensare l'alto e il basso, il cielo e la terra. Anche i corpi si allungano in queste favole illustrate di metamorfosi e donne, potenti dee generatrici, sensuali e pericolose, novelle femme fatale (Holy tale, 2007) come le sirene, dalle rotondità accentuate – seni e glutei -, in bilico tra mondo vegetale ed animale. [...]

Chiara Girardi

 

Alessia Carli ha studiato sociologia sia a Trento che a Canterbury. La sua è una pittura molto introspettiva, lei dipinge le proprie emozioni intime, dipinge “con la pancia”. A livello emotivo identifica il giallo con l’attesa, l’aspettare qualcosa che ancora non c’è ma che verrà e intanto già riempie tutto lo spazio-quadro. Un’attesa intensa e totale come può esserlo ad esempio una gravidanza. Ecco che figurativamente tale attesa assume la forma di corpi femminili visti di schiena.

Pietro Marsilli

 

 

ARTE IN BIBLIOTECA: UN'OPERA DI ALESSIA CARLI

 

Sabato 14 aprile 2007 ho avuto la possibilità di vedere nascere un’opera di Feeela, nome d’arte di Alessia Carli, pittrice di Mezzocorona, che si è accostata al fare artistico in modo spontaneo, non mediato da un insegnamento accademico. Come ha confermato l’artista, nella sua scelta espressiva utilizza la pratica, più che la grammatica, costruendo un discorso composto di segni, proporzioni, colori ed emozioni. Osservandola in silenzio, per non disturbarne il lavoro, ho notato Alessia immergersi progressivamente nel proprio mondo, come lo ha definito, coinvolgendo nella pittura tutta la sua persona. In una sorta di danza, composta da leggeri tocchi di pennello, rapide passate di colore e movimenti cadenzati, è riuscita ad esprimere una perfetta armonia con la tavolozza e, soprattutto, ha impresso una chiara impostazione alla figura di un larice animato. Non era solo un dipingere meccanico, a partire dal bozzetto, per passare alla pura stesura dei colori, ma un movimento emotivo e fisico per comunicare all’osservatore un proprio discorso pittorico ed interiore. Il tempo è volato in fretta tra il profumo dei colori, il correre dei pennelli e la compagnia silenziosa dell’artista che mi ha lasciato osservare come spettatore privilegiato. Grazie.

 Paolo Dalla Torre

 
 

PRESENTAZIONE della mostra: "EU COMO UM FREIXO: INFRAUMANIZZAZIONI"

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”: in questo modo Ulisse per bocca di Dante esortava gli uomini ad impiegare la ragione, la capacità raziocinante dell’essere uomo, chiedendo di spingerla oltre, di non limitarla alle mere occorrenze di tutti i giorni. Ecco che l’invito ad andare oltre, ad elevarsi al di là del visibile può essere richiamato anche per l’arte contemporanea. Siamo e si è abituati ad una concezione dell’arte come ad una serie di immagini comprensibili, almeno ad una prima occhiata. Per i significati nascosti e reconditi, be’ ci potrà essere tempo di approfondire. L’arte oggi invece, non più solo al servizio dell’uomo, della fede, del potere, per citare alcune delle forme che ne hanno determinato l’uso fino almeno allo scadere del Settecento, ha intrapreso una strada quasi sua propria, svincolata dalla comprensione generale. Ecco dunque il problema di interpretare le opere d’arte, di conferire loro valore, accettando, questo il nocciolo, che la produzione di un uomo possa essere riconosciuta, per citare Cesare Brandi, come opera d’arte, valore che attinge al concetto stesso di armonia, bellezza, proporzione e quant’altro.

Questa premessa vale anche per la produzione di Alessia, che ha scoperto la forma espressiva della pittura, per comunicare quanto già era in nuce dentro di lei da alcuni anni. Non si è trattato di un provare, ma di un comporre, sedimentando sulla tela il colore, ma soprattutto pensieri, emozioni, parole. Ecco quindi che i quadri che propone sono in realtà finestre aperte sul suo mondo, schermi da leggere ed interpretare nella difficoltà, certo, di sondare il groviglio di un animo umano, composto di emozioni e sensibilità.

Leggere i quadri di Alessia è stato per me un invito a considerare l’atto del dipingere in modo nuovo: in una singola opera si affastellano su piani diversi, ma sottilissimi, i pensieri dell’artista, le sue sensazioni, spesso ineffabili, ossia, come indica l’etimologia “che non si possono esprimere”. La stessa artista non riesce a comunicare del tutto il senso di alcune opere, perché così dense di significati, che sarebbe parziale esprimere una o due note. Briciole di informazioni che potrebbero pregiudicare la lettura emozionale dell’opera. Sant’Agostino in una sua frase condensava il senso di inadeguatezza, il desiderio di attingere ad un qualcosa di più alto, affermando che “est inexpletum quoddam in precordis meis, semper”: “c’è qualcosa di incompiuto nelle profondità del mio animo, sempre”.

Emozione dunque come un “mettere in movimento” qualcosa per cercare di fissarlo sulla tela, chiudere pensieri e parole, imbrigliandoli in un gioco di colori e di forme. La tonalità calda delle opere comunica il temperamento solare, mancano quasi del tutto i colori freddi, ad eccezione del blu e del nero, che talvolta fanno capolino nelle opere, ma predominano i colori solari, in grado di attirare l’occhio e predisporlo ad un percorso quasi psicologico. Gli alberi rappresentano l’altro elemento ricorrente, variato con una sensibilità botanica, attenta al dettaglio, in grado di ricreare le particolarità fisiche di un larice, o di un frassino ad esempio.

In questa struttura si inserisce la presenza discreta della donna, più che dell’uomo, il cui corpo si adatta dolcemente alla forma degli alberi e ne diventa parte. L’unione e quasi la simbiosi fra l’umanità e la natura, il bisogno sentito di un equilibrio e di un rapporto forse possibile, con l’immersione da parte dell’uomo in una entità che lo avvolge e lo comprende. Accanto a tutto questo alcune frasi nelle diverse lingue straniere sono poste a discreto commento delle rappresentazioni, sono visibili a distanza ravvicinata, in un gioco di letture che prevede diversi punti di vista, ognuno valido per ricomporre un mosaico di pensiero, la traccia di un percorso a metà tra il reale e l’irreale. Osservando i quadri, le figure tornite ed eteree, tornano alla mente le parole di Pedro Calderon de la Barca “la vida es sueno”, “la vita è un sogno”, già, speriamo allora di poter continuare a sognare, grazie alla sensibilità concreta di questa artista davvero speciale.

 

Paolo Dalla Torre

 

 

PERGINE - È visitabile fino a sabato prossimo, nella sala Maier di Pergine, la mostra di Alessia Carli. La storia di questa giovane artista emergente di Mezzocorona è particolarissima. Dopo essersi laureata in sociologia, a Trento, e dopo aver conseguito un Master in psicologia, la pittrice ha deciso di dedicarsi anima e corpo all'arte. Con ottimi risultati. Le sue opere trasmettono emozioni a flusso continuo, non sono mai banali. Alessia Carli utilizza tonalità calde: per lei non esiste il grigio, colore neutro e simbolo per antonomasia dell'indecisione. Gli alberi rappresentano l'elemento ricorrente. Al loro interno si trovano spesso le donne. Il loro corpo si adatta alle forme ed alla quintessenza delle piante. L'unione tra umanità e natura è un binomio su cui l'artista insiste parecchio. Nei quadri, in sala Maier ne sono esposti una quarantina, è curiosa la presenza di frasi in lingua straniera, in particolar modo in irlandese, l'idioma parlato nella nazione che l'autrice ama di più. I perginesi stanno visitando in gran numero la mostra. «Sono molto contenta - dice la pittrice trentina - per la risposta giunta dalla città che ospita la mia esposizione. Non pensavo, devo essere sincera, di trovare un pubblico tanto preparato. Riesce, non capita di frequente, a leggere le mie opere. Non si limita ad osservarle, va oltre». Alessia Carli guarda al futuro con ottimismo: «Alla pittura sono riconoscente. Grazie a questa arte, sono cresciuta. Ho portato avanti un percorso catartico eccezionale. I miei obiettivi? Ne ho tanti, ad esempio riuscire a realizzare quadri in grado di lanciare al mondo esterno messaggi forti». La strada intrapresa è quella giusta.
 

dall' Adige del 12/07/2007 - di Nicola Marchesoni

 

 

dall'Adige, marzo 2007 - di Antonio Longo

 

 

 

 

 

 

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