La dama ingarbugliata tra i rami d’un albero contorto

Viveva tra i rami d’un albero contorto una dama chiara. Usava appendere braccia e gambe ai rami e riavvolgere la sua pancia a spirale. Si concentrava meglio, diceva…. Concentrava a far cosa però nessuno se lo sapeva spiegare. Era stramba oltremodo. Tant’è vero che prendeva sempre un mezzo caffè da una tazzina che accuratamente aveva dimezzato e nessuno mai gradiva prendere del te con lei, per questo non le dispiaceva star da sola all’ora del te…. Passava le giornate a pensare. Questo era il suo lavoro. Mai muoveva un dito e solo di tanto in tanto apriva un occhio. Ci vuole azione esultò un giorno. Balzò dunque giù dall’albero in gran entusiasmo! Così avventatamente balzò che dimenticò però di agganciarsi un braccio ed entrambe i piedi….fatto sta che quando se ne accorse già giaceva distesa ai piedi dell’albero contorto, incapace di rialzarsi e tanto meno di ri-arrampicarsi a casa per riappropriarsi delle sue membra. Passò il resto della sua vita fuori casa. Non riuscì però più a concentrarsi bene.

 
La storia dei pianeti quadrati

Ci sono pianeti tondi che girano e rigirano in cerchio e ce ne sono altri quadrati che invece provano a girare e mai ci riescono. Per quanti sforzi facciano i loro movimenti risultano stentati e maldestri, a confronto con la dolcezza e la fluidità dei loro cugini tondi. Per questo motivo i pianeti tondi erano sempre felici come una Pasqua e ridevano chiassosamente mentre quelli quadrati erano diventati spigolosi e seri…e a volte di nascosto piangevano pure! Bene, un giorno passò per la strade di un pianeta tondo un uomo che camminava a testa in giù, cioè per spiegarci meglio…camminava con la testa mentre le gambe libere nell’etere si facevano un po’ i fatti loro. Dalla nuova inusuale prospettiva osservava il cielo limpido d’inverno e d’un tratto vide la scia lasciata dal “girare” di un pianeta quadrato. Sussultò sbalordito. Nel cielo come su una grande lavagna nera era rimasto impresso di luce bianca un disegno meraviglioso….più tondo di tutti i tondi più quadrato di tutti i quadrati più armonioso di tutte le armoniche e più intonato di me….Il giorno dopo la notizia circolò su tutti i giornali ed in men che non si dica ci fu una migrazione di massa dai pianeti tondi a quelli quadrati…..! quest’ultimi furono molto felici..per un po’… ma poi presero ad invidiare l’unicità acquisita dai loro amici tondi, e capirono troppo tardi quanto preziosi erano quando ancora non lo sapevano.

 

 
     La luna vuota

C’era una volta la luna mezza vuota. Di colore piuttosto scuro e di forma piuttosto informe. Bella era bella…ma insomma, diciamocelo era un po’ depressa. Del resto la notte faceva freddo e lei senza coperta proprio non ci poteva stare a sopportare l’aurora che l’inondava di chiacchiere e pettegolezzi sulle stelle. Che noia era quella sciaquetta tutta frou frou che ogni mattina si impossessava del cielo e sparlava di tutti…insomma la luna non ne poteva più e desiderava proprio riempirsi. Di cosa? Bhe…di qualsiasi cosa, di uva per esempio, pensa che bello riempirsi d’uva, quasi come un catino…pesante però! Oppure riempirsi di marea…sale e fondali marini. Riempirsi di terra poteva essere un’altra idea, ma la trovava un pochino sporca…ci si può riempire di botte, ma questa è un’altra storia e nemmeno poi tanto bella, quindi lasciamola perdere, o ci si può riempire di funghi, come un cestino in autunno… bene, ci si può decisamente riempire di tante cose. Il punto è: una volta che siamo pieni di funghi come un cestino, cosa facciamo?…allora è meglio pensare di riempirsi di qualcosa di più produttivo…riempirsi di…semi!!! Semi piccooooliiiii, quasi invisibili che li per li manco si vedono ma che se poi attaccano sai come germogliano!!!certo ci vuole il suo tempo, ma una volta che la luna ne fu piena, tonda gravida come un ventre…nessuno potè impedirle di fiorire. E la notte fu tutto un giorno e una festa.

 

   La donna con la montagna sulle spalle

Questa è la storia di una donna che aveva sulla schiena, ben accomodata e sistemata proprio come una lumaca, una montagna. Come facesse a portarla non è ben chiaro a nessuno, fatto sta che secondo me nemmeno lei se ne era resa conto, vuoi perchè il collo le impediva di vedersi la schiena, vuoi perchè così era nata e della sua nascita non aveva mai dubitato. credo poi che dove viveva, ogni uomo avesse strane protuberanze sulla schiena...estensioni più o meno naturali di un pensiero o origini (gine d'oro!) più o meno ingombranti. Chi castelli, chi navi, chi un solo albero o l'intero mare, chi isole di tesori e chi intere discendenze...chi ovviamente gine!la donna con la montagna sulla schiena non camminava ricurva era piuttosto svelta e veloce, ma mi è giunta voce le piacesse dormir in pancia...le piacevano le trottole tanto che spesso lei stessa pensava d'esserne una ma senza meta e senza regno.. euforia e tristezza le sue altalene, si intratteneva a volte con radici vischiose che provava a tagliare con forbici di zucchero. amava le ombre che la proiettavano enorme sui muri delle case...e collezionava ali d'insetto col desiderio di poter un giorno riuscire a cucirsi un paio d'ali vere per volare via... nella confusione, a volte, inghiottiva interi tubetti di colore conditi con raggi di sole.
Una notte che era lontana da casa, ed era un po' malinconica si sorprese a guardare attraverso il finestrino di una machina....verso il cielo..o piuttosto la notte...o verso un niente in quell'infinito che d'improvviso la fece star bene...Un uomo dalla voce di rosa le stava sussurrando parole d'erba alle orecchie e quando lei lo guardò, miele le colava dagli occhi e trasognata si scusò per non aver dato ascolto al suo racconto di prato...gli disse semplicemente così: "scusi....ma ho visto una montagna." UNA MONTAGNA!
una montagna...: cielo più scuro contro un cielo già scuro. paravento. muraglia.tentativo d'alzarsi della terra. profilo di gigante addormentato. perimetro di un mondo. nascondiglio per lepri marzoline. fabbrica di funghi di mezzanotte. scorciatoia per sogni. parco giochi degli elfi. riunione di foreste. sentiero di ruscelli. limite prima dell'infinito. protezione per maremoti. scialle di dea o mantello di mago. accappatoio di lago. campana di cristallo per piccole rose. incubatrice. uterino riconoscersi. nido. casa.CASA CASACASACASACSACSACSACSACASCACSACSASCACSC.
la donna vide la montagna e la riconobbe...sua. la sua montagna! da sempre e da mai. diversa...ma diversa senza importanza....una donna riconosce una montagna e una montagna accoglie una donna. ladonnaelamontagna. ...ciò che le apparteneva ma non riconosceva..o aveva forse dimenticato..quel mondo dentro il mondo che ovunque è casa, in un solo alito, in una sola linea, in un solo colore di cielo.
questa era la storia della montagna invisibile che trasforma il mondo in casa e la notte l'aiuta; e della donna con la montagna sulle spalle che in una notte di niente capisce che tutto le appartiene perchè ce lo portiamo addosso dentro sopra e tutt'intorno...come i valzer dell'ultimo di carnevale, le scie degli aerei rosa, le giostre vuote e il cielo d'estate in un sera di febbraio.

 

In una stanza bianca

In una stanza bianca ci sta che un uomo Guardi una donna, quando lo sguardo è un ponte e le sponde segreti, che segretamente e disperatamente si protendono…e se poi piove, può esser che la stanza diventi isola e che li tenga sospesi a gua(r)darsi. Fuori, fiori, nella stanza bianca, bianchi.

E l’uomo guada la donna, la risale cercando punti di riferimento, felice di perdersi nell’ignoto del suo corpo per poi ritrovarsi ancora al centro del mondo e volerlo entrare. Nel caldo. Nell’ umido. Nel pantano di uno dei suoi tanti mutevoli corpi. Ancora una volta a risalire quel fiume e volerlo riempire. E la donna annega l’uomo, lo inonda scardinando i capi saldi, chiudendo gli occhi per non soffrire, mentre il centro del mondo si richiude su di se e affondandole in pancia brucia il passato di quel cammino millenario. Pellegrinaggio. a volte sacro a volte osceno. Dedizioni abrasioni adduzioni abluzioni immersioni col rosario tra le mani a scalare preghiere e ingoiare granelli d’ossigeno.

In una stanza bianca ci sta che si diventi bianchi: La pelle di neve e gli occhi di perla, per  riuscire a tener fuori i segreti. Tutto il resto della casa è scuro. Tutto il resto è nero. Tutte le altre stanze puzzano di chiuso. Sono piene di segreti ed i segreti se non detti putrefanno.

Questo ricorda della stanza bianca:

I santi azzurri alle pareti. Lui che traspirava piano in ogni respiro e poi diventava parte della stanza e galleggiava. La pioggia. La p i i i i i   i  iii   i i i o g g i iii ii i i i ii ii   a aaaaa che batteva, s’infuriava ma non li poteva raggiungere perché lui eri lì e si prendeva cura di lei. La teneva tra le mani, ci stava dentro un palmo e con l’altro la scaldava…e da lì la pioggia era un mare che violentava vele e porti e portava storie di pioggia ancora. Ricorda che ci voleva silenzio per imbiancare le pareti. Le avevano sporcate con appena qualche parola ed è rimasto ancora il segno di tutto quel prendersi piano. Immobile era l’apparenza delle cose, ma le cose entravano negli occhi e dentro iniziavano a danzare. Un mondo fuori statico ed uno dentro frenetico. Buchi erano i suoi occhi, che se ci si cadeva ci si andava a perdere, fino al fondo dell’esofago a cercare di riconoscere il cuore … o solo il temprale.

Il caffè dev’ esser stato un segreto, perché era nero ed è scivolato nella stanza prima che lei se ne accorgesse. Nella stanza bianca si sono insinuati i segreti. In una tazzina di caffè sembrava quasi di poterli contenere, ma una volta ingoiati si sono espansi ovunque e come edere hanno ricoperto le pareti. Poi lui è partito. Poi la stanza è rimasta vuota. Poi i giorni sono passati. Poi un ragno se n’è impossessato.

 

 

 

 

 
©2008 feeelA

 

 

 

 

 

 

                 

 

 

 

#1.

Meglio restare a camminare sui viali, altrimenti rischiamo di bagnarci i piedi.

le scarpe di pezza sono fatte di cuore, se le bagno si sciolgono e tu magari scompari...

eri fatto di ciliegia.

eri il perimetro dell'alba. apro una mano perchè ancora ti penso e noto che è cresciuta un'alga:

"do cats eat bats?"

"do bats eat cats?"

sussurro parole d'erba alla notte degli aereoplani.

c'è un'intera città che galleggia sopra i miei pensieri.

mangerei volentieri un altro raggio di sole per raggiungere in mongolfiera la città sopra i pensieri.

 

#2.

Aveva un non so che di viola addosso.

aveva.

questo contava.

era arrivato a 23 e qualcosa, mentre lei non la smetteva di essere viola.

es esseva otatonc otreidni

allora lei sarebbe tornata bianca e lui invece di contare avrebbe potuto scriverle.

 
 

#3.

...a volte arrivo fino al mare.
con gli occhi soltanto.
con gli occhi pieni.
passeggio salata sulla linea invisibile che separa
il regno di Poseidone dalla terra di Diana.
è solo una linea.
è terra di nessuno.

allungo mani rosse.

cerco frutti maturi.
trovo conchiglie e me ne riempio i capelli.

sento il mare.

Allungo pensieri: pensieri scuri come rami neri a contrastare il cielo
si tendono e non sanno dove.
forse verso tutti quei luoghi liquidi-irreali che sono le altre nostre vite possibili.

le senti mai affiorare?
quasi apparire ...tra un istante ed un minuto,

tra un boccone ed un sorso di vino, dietro ad un esserci troppo vicini che non riesci a trattenere...
o dentro...

dentro il cassetto dei segreti, l'armadio di carnevale, sotto il letto,

dentro il ventre, disperse nel vento...
a volte diventan palpabili...
e mi sembra di sentirne l'odore.

è allora che arrivo al mare.

con gli occhi pieni
traboccanti di visioni.
con il cuore incerto
diviso dai colori.
con le mani vuote
pronte a colmarsi.
con la pancia bianca
affamata di te.

arrivo al mare nuda.
arrivo al mare non ancora nata.
senza passato.
piena di adesso.

arrivoalmare

era m[a]la ovi[rr]a

 

#4.

Alluvia annoiata ora ninna le stelle.
e le stelle girano e filanti si disperdono.
ma è nel silenzio del giorno assolato che poi
si ritrovano..
quasi parte
indistinta di se.

sgorga fuori da una fessura tutto il sangue del corpo.
sembra tanto e fa male
e lascia prosciugati a pensare poco:
come dirti che tanto ci sono cose che sono comunque[?].
che non hanno bisogno di noi per esistere...
che sono leggere e stanno sospese a mezz'aria...
 che non abitano più in via tal dei tali numero che non ricordo ..ma restano comunque in qualche comune (luogo, senso, territorio) ad appartenerci
per sempre.

...anche se poi forse la forma sarà solo idea,
e la pancia non più alcova ma intero universo intero
.

 

 

#5.

Nel risveglio ero d'argilla...

le tue mani ignare, sfiorandomi mi formavano. davano forma alla scatola che contiene il mio cuore di burro.

la pancia liscia era una tavola dalla quale - ma non te ne sei accorto? - statuette di creta si levavano al cielo. poi mi hai stretta a te, girata, abbracciata, la pancia è diventata un cesto e credo tutto sia andato in frantumi senza fare rumore.

 

albero, albergo, albatros, alba, albe, albine, alpeggi, alpini, aldilà, almeno, alpi, api, alpari, alberi, ancora.

a l b e r (?) o

quante erano?

credo d'essermi svegliata poi...o adesso...

 

 

#6.

eritrap angosib

in fila indiana,
ho messo
elefanti e sottomarini...
complessa struttura viola!

il giorno avverte il contatto con un altra,
una nuova, ondata di arrivi
e lascia sulla spiaggia fertili regine.
folla immobile,
passaggio asciutto.

mi sboccia dagli occhi, dentro il ventre,
il mondo.
eccomi. bisogna partire.
lo devo ridare, restituire, riconfermare.

siamo pronti a radunare il raccolto
perchè qui ogni mantide religiosa
è già diventata gialla ed è già caduta.
e tu intanto voli.

ho messo il prato dentro al mio giardino.
bisogna anche pur tornare.
dal al.

faccio un ritorno e andata per esser sicura di tornare dove sono arrivata.

il residuo dei sogni sarà sufficiente
per non affondare durante il transito.
treni sui ponti.
pensieri sospesi.
eritrap angosib, capisci?
capovolgiti
mondovolgiti
e poi
ascolta...
te lo scrivo sulla schiena
quando a metà tu trattieni il respiro.
immobile, ferma, diventi schiena, diventi mondo.
sei la mia lettera e ti rispedirò al mittente.

impacchetto le lettere ed anche le penne.
bisogna partire.